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La glicazione – effetto della glicemia

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Che cosa è la glicazione:

La glicazione, è un meccanismo definito anche “caramellizzazione delle proteine”, fisiologico, entro certi limiti quantitativi, che comporta la realizzazione di un legame di natura non enzimatica tra il glucosio ematico ad altre molecole, come l’emoglobina, l’albumina e collagene, quindi diverso dal legame chimico, stabile, di tipo enzimatico, che si trova nelle glicoproteine, necessario per il passaggio delle proteine nel circolo ematico. Quando l’iperglicemia rimane per tempi prolungati, si ha un processo di caramellizzazione abbondante ed esteso a molte proteine diverse. Una delle proteine più coinvolte da questo processo di adesione delle molecole di glucosio è il collagene, la proteina più rappresentata nell’organismo, particolarmente abbondante nella cute.

Cosa comporta la glicazione:

La glicazione del collagene comporta la sua denaturazione, con la perdita dell’elasticità e l’incapacità a produrre fibronectina, che comporta perdita del tono e dell’elasticità cutanea, formazione di rughe e invecchiamento cutaneo. Si assiste a un’evoluzione di senescenza. L’intervento dei radicali liberi dello stress ossidativo, che spesso  accompagna le patologie metaboliche che inducono la glicazione proteica, fa convergere su queste proteine, in parte già ossidate dagli zuccheri, l’azione ossidante dei radicali liberi, con aumento del livello di radicali libericircolanti e, quindi, dello stesso stress ossidativo, con accentuazione di tutti i processi degenerativi che tale situazione comporta. Ciò è documentato dalla presenza dei cosiddetti “corpi di Angels” cioè di proteine che hanno subito un processo complessivo di “glicossidazione”, che si comporta come un processo infiammatorio cronico a bassa intensità.

Quando accade la glicazione patologica:

Tra le malattie che presentano senz’altro un elevato effetto del fenomeno della glicazione e glicossidazione, che la segue, vi è il diabete, soprattutto di tipo due, l’obesità, l’iperinsulinismo con insulinoresistenza, la sindrome ovarica o PCOS, la Sindrome Metabolica, ecc.. Numerose pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato che l'iperinsulinismo è sempre associato con la presenza di un sovrappeso o di obesitàe con l’insorgenza di diabete mellito di tipo 2. Jeanrenaud, in un suo studio, afferma che in tutte le obesità esiste un iperinsulinismo direttamente proporzionale al BMI (Indice di Massa Corporea), perché l'insulina incide sull'attività di enzimi responsabili dell’accumulo dei grassi. Inoltre, se la glicemia dopo un pasto è molto elevata è presumibile che il glucosio sia in eccesso rispetto alle esigenze energetiche dell’organismo. Per questo motivo il tasso dell’insulina incrementa, nel tentativo di far penetrare comunque più glucosio nelle cellule adipose e trasformarlo in glicogeno e poi in grasso che sarà immagazzinato nelle cellule adipose.

Una volta che le proteine strutturali (il connettivo), quelle con caratteristiche funzionali (gli enzimi ecc.) e quelle che fanno parte del corredo genetico e riproduttivo (DNA e RNA) hanno subito un processo di glicazione per la presenza di zucchero in eccesso nel sangue e nei tessuti, avviene un’ulteriore evoluzione degenerativa, spontanea. Cioè queste molecole proteiche, aggregate a molecole di zucchero, subiscono un processo di ossidazione, sia da parte dello stesso gruppo carbossilico dello zucchero, ricco di molecole di ossigeno, che da parte di altri fattori endogeni con capacità ossidanti: i perossidi, le specie reattive dell’ossigeno, gli isoprostani ed i radicali liberi fosfolipidici, ecc. Questi provengono da un metabolismo generale alterato, in cui prevale la produzione di fattori ossidativi e la liberazione di molecole libere di ossigeno altamente reattive. Si formano i cosiddetti corpi di AGE (prodotti di ossidazione avanzata), altamente tossici su altri tessuti, soprattutto sul collagene. L’ossidazione è un fenomeno naturale, parte integrante del metabolismo, quindi è un processo fisiologico, e rimane tale, finché contenuto nei limiti bassi ed è reversibile. Ma quando la produzione di molecole ossidate, i radicali liberi, è eccessiva ed ha il sopravvento, coinvolgendo a valanga i tessuti di organi e strutture diverse, i meccanismi di recupero a disposizione dell’organismo non sono più adeguati alle nuove esigenze, ed il processo ossidativo diventa irreversibile ed evolutivo. Questa situazione comporta l’avanzamento del processo di senescenza dei tessuti, il deterioramento delle funzioni fisiologiche ormonali e metaboliche, l’evoluzione peggiorativa della malattia di base su cui, e per cui, questi prodotti ossidativi tossici si sono attivati. Il danno si diffonde perché i processi riduttivi endocellulari in difesa verso l’ossidazione, si esauriscono ed il danno si diffonde alle proteine geniche del DNA, mettendo in pericolo la capacità riproduttiva della cellula ed il rinnovo dei tessuti. È  l’invecchiamento di organi e di funzioni.

La ricerca diagnostica:

Per avere un’idea del tasso di glicazione in generale, oltre alla determinazione dell’emoglobina glicosilata e della fruttosamina che esprimo appunto il tasso di coniugazione tra molecole di glucosio e le proteine plasmatiche, torna utile anche un monitoraggio con una valutazione analitica globale di alcuni parametri ematologici il Cellular Aging Factor (C.A.F.) o di altri sistemi analitici. Questo, in particolare, è un insieme di esami analitici effettuati sul sangue, che esplora tutti e quattro i processi metabolici più importanti dell’organismo: glicazione, metilazione, ossidazione e infiammazione, tutti strettamente interconnessi tra loro e ci permette di valutare quale è il livello di alterazione proteica indotta dai meccanismi di ossidazione in atto. Oggi è possibile un esame diretto del processo di produzione di AGEL e della loro presenza nei tessuti. Si basa sulle capacità di questi prodotti di indurre fluorescenza nei tessuti contaminati, l’AGEF RIDER, non ancora presente in Italia.

La prima cura è da sempre l’alimentazione e la prevenzione, oltre che l’assunzione di sostanze antiossidanti sia naturali sia come integratori. Ne parleremo in seguito.

 A cura del prof. Giulio Iasonna


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