Allergologia e Intolleranze Alimentari

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Indice:

1.Allergia

2.Intolleranza alimentare

 

Definizione

L’argomento delle intolleranze alimentari è spesso oggetto di discussione per diversi motivi, tra questi:
a) alcuni metodi diagnostici utilizzati per ricercare una intolleranza alimentare sono di discutibile attendibilità,
b) la difficoltà di identificare il  meccanismo allergico coinvolto,

c) gli incerti presupposti patogenetici,

d) i limiti mal definiti delle manifestazioni cliniche,  la presenza di  una sintomatologia gastroenterica molto variabile, discontinua, ecc..

Per tutto ciò, da alcuni, viene addirittura posto il dubbio se e quanto sia giusto parlare di intolleranza alimentare.

Ma nella realtà, ad onta di tante disquisizioni, il problema effettivamente esiste ed è molto comune, in quanto fin troppo spesso si incontrano persone che hanno difficoltà nella digestione di alcuni alimenti,  senza un apparente giustificato motivo. L’argomento si presenta senza dubbio interessante e vasto. Il nostro proposito è affrontarlo a tappe, cercando di far chiarezza su quelli che sono gli aspetti pratici di una patologia così diffusa. Innanzitutto dobbiamo precisare che il termine di  intolleranza è usato genericamente per definire uno stato di difficoltà digestiva e metabolica nei confronti di un alimento, senza tener conto del meccanismo alla base del disturbo.

Cause

 Pertanto le cause di una intolleranza possono essere diverse e distinguiamo:

1)      uno stato di ipersensibilità allergica verso un alimento o una componente di esso, con la presenza nel sangue di anticorpi  specifici della classe IgE.

2)      una carenza di enzimi digestivi nei confronti di determinate componenti alimentari.

3)      una alterazioni della funzione digestiva per anomalie o patologie a carico dell’intestino, che comportano una difficoltà nel portare a termine il processo digestivo  degli alimenti ingeriti.

4)      abitudini alimentari scorrette che mettono in crisi il sistema digestivo nel suo insieme o perché ne turbano la funzioni motoria o perché ne alterano l’equilibrio enzimatico.

Dobbiamo escludere da questo elenco gli episodi di intossicazione e di tossinfezione alimentare, che non sono dovute ad uno stato di intolleranza verso qualche componente naturale del cibo, ma sono reazioni avverse a fattori estranei al cibo stesso. Talvolta si tratta di inquinanti tossici presenti occasionalmente. Oppure possono essere presenti tossine prodotti da germi (ad es. la tossina botulinica) che hanno inquinato l’alimento durante la fase di preparazione o di inscatolamento. Fanno parte di un altro capitolo anche le indigestioni, eventi occasionali non ripetitivi dovuti ad un arresto del normale processo digestivo per circostanze completamente estranee al cibo stesso: colpo di sole o di calore, prolungata esposizione al freddo, eccessi alimentari, eccessi alcolici, intenso stress fisico, ecc..

Allergie alimentari

Per una visione più chiara del problema, dobbiamo distinguere le  allergie dalle intolleranze propriamente dette. I casi di allergia rappresentano una buona percentuale di tutte le intolleranze, ma non sempre è facile distinguere la natura allergica di quella determinata reazione avversa all’alimento, perché, per un verso o per l’altro un cibo non tollerato rappresenta sempre un “fattore tossico” per l’organismo. Le allergie Alimentari sono inequivocabilmente sostenute dalla presenza di anticorpi IgE, presentano sempre una costante ripetitività ogni volta che l’organismo entra in contatto con quel determinato cibo, indipendentemente dalla quantità ingerita. La sintomatologia compare più o meno rapidamente, ma costantemente. Questi anticorpi, detti anche anafilattici, in alcuni casi possono determinare una reazione acuta, gravissima, shoccante.

Lo shock anafilattico

Lo shock anafilattico da alimenti è uno stato di intolleranza acuto. Tipico è quello dovuto alla allergia alle proteine dei pesci o del bianco d’uovo. La causa è sempre una reazione allergica grave, immediata e sistemica, con un coinvolgimento di tutte le funzioni dell’organismo, grave ipotensione, perdita di coscienza e vi è il rischio elevato che la sintomatologia progredisca nella sua gravità fino alla morte del soggetto. Nelle altre condizioni di ipersensibilità allergica di entità moderata, la reazione avversa al cibo può essere estremamente variabile per tipo di sintomatologia, per intensità e rapidità di instaurazione.

Sintomi della reazione allergica

Possiamo tracciare un quadro clinico standard che ci permetta di identificare i casi più tipicamente allergici di una risposta avversa all’ingestione di alimenti. Abitualmente l’allergia alimentare si presenta già nella infanzia e, per alcuni alimenti, come per il latte, già dai primi mesi di vita. Nel sangue e nei tessuti sono presenti anticorpi specifici per l’alimento sensibilizzante, appartenenti alla classe IgE, o “reagine”, come abbiamo già detto,  che possono essere ricercate e dosate nei laboratori di analisi cliniche. La risposta allergica si verifica alla ingestione del cibo verso cui si è sensibilizzati, anche per assunzione di minime quantità. I sintomi sono abitualmente gli stessi, a prescindere dalla natura del cibo, dalla quantità o dalla modalità di ingestione;  le manifestazioni possono essere diverse con caratteristiche che dipendono prevalentemente dall’organo “bersaglio” oggetto della sensibilizzazione, cioè dall’apparato coinvolto dalla risposta allergica. Ad esempio  se l’organo maggiormente sensibilizzato è l’intestino può comparire diarrea, accompagnata da dolori addominali, vomito, nausea, ecc.,Viceversa se l’organo bersaglio è l’apparato respiratorio, la sintomatologia è caratterizzata dalla improvvisa comparsa di tosse, rinite, catarro ed asma, oppure cutanei con la comparsa di orticaria, chiazze di pruriginose e fugaci, in qualsiasi parte del corpo.

Edema della glottide o edema di Quinke

Quando le risposte cutanee interessano il volto, si possono avere anche edemi bianchi estesi alla bocca, alle labbra, al naso, agli occhi, alla gola, ecc.. Nella localizzazione del cavo orale e della glottide si realizza l’Edema di Quicke che può assumere caratteristiche anafilattiche, con gravità eccezionali, fino alla morte del soggetto.

Dermatite atopica

L’ allergia alle proteine del latte, che molto spesso si manifesta già nei primi mesi di vita, si associa ad un eczema, più o meno esteso, abitualmente localizzato al cuoio capelluto, chiamato “crosta lattea”. Questo eczema della infanzia si differenzia dalle dermatiti allergiche da contatto, che invece sono dovute alla sensibilizzazione  della cute verso sostanze chimiche (apteni) come la gomma, il nichel, il cromo, i coloranti, i detersivi, ecc. . Questo eczema si presenta nelle parti del corpo in cui si realizza il contatto abituale con l’allergene.

L’Atopia

Tutto quanto descritto fa parte del quadro clinico dell’ “atopia” . In realtà l’atopia non è la malattia allergica, ma una condizione costituzionale predisponente che rappresenta il presupposto patogenetico di qualsiasi manifestazione allergica, sia della infanzia che della vita adulta, sia per allergie alimentari che per ogni altra forma di allergia. Il sistema immunitario, con il passare del tempo, modifica la sua risposta immunologia nel tentativo di mitigarne l’intensità e produce anticorpi IgG specifici, che sostituiscono le IgE specifiche o reagine. Ciò avviene soprattutto quando lo stato di sensibilizzazione iniziale è già debole, come spesso avviene nelle allergie alimentari . La sintomatologia clinica si attenua, ma lo stato di ipersensibilità allergica persiste con la comparsa di sintomi  diversi. ll quadro clinico si modifica in modo fondamentale; si perdono le caratteristiche di specificità, ripetitività e costanza delle risposte allergiche di tipo reaginico per acquisire quelle delle IgG specifiche, cioè variabili, saltuarie ed aspecifiche, tipiche della intolleranza alimentare.

Le intolleranze alimentari

La caratteristica fondamentale che distingue l’allergia alimentare dalla intolleranza è appunto la costanza delle manifestazioni cliniche presenti nella prima e non nella seconda..
Possiamo distinguere due aspetti delle intolleranze alimentari, quelle che hanno una genesi sicuramente immunologia e quelle che hanno alla base un chiaro difetto digestivo enzimatico. Ma vi è un consistente gruppo di casi in cui non si rileva traccia ne di alterazione immunologia ne di difetti enzimatici. In questi casi, eliminando l’alimento sospetto si ha la scomparsa dei sintomi, ma non si riesce ad individuare con certezza la natura della intolleranza. Una allergia alimentare può trasformarsi in una intolleranza, e questo avviene soprattutto quando gli anticorpi reaginici IgE specifici, sono sostituiti dalle IgG specifiche da parte del sistema immunitario, come adattamento fisiologico, nel tentativo di ridurre gli effetti disastrosi delle risposte allergiche reaginiche .

Sintomi

Le intolleranze hanno sempre un carattere sintomatico reiterativo e variabile in una evoluzione tipicamente cronicizzante; la variabilità è sia per entità che per il tipo di disturbi accusati dal paziente. La sintomatologia in genere prescinde dalla patogenesi della intolleranza; infatti, sia che si tratti di un meccanismo di natura prevalentemente allergico, sia di insufficienza digestiva o altro, abitualmente è l’apparato digerente che soffre, con la presenza dei seguenti sintomi: spesso il paziente accusa una dolorabilità addominale moderata, ma diffusa e persistente, gonfiore per la presenza di gas nell’intestino, flatulenza, rumori da movimenti di gas, alvo irregolare con alternanza di stipsi o diarrea. ecc.. Solo inizialmente, e non sempre, la ingestione di cibi mal tollerati induce questa sintomatologia intestinale in modo immediato . E’ il tentativo di liberarsi immediatamente della presenza di sostanze irritanti e tossiche.  Con il tempo l’organismo cerca di adattarsi alla presenza di queste sostanze “nocive”, o “irritative” introdotte con gli alimenti, modificando le sue funzioni: la motilità della parete intestinale, la digestione con l’assorbimento dei principi attivi, la attività enzimatica, la composizione della flora microbica del tubo digerente, quest’ultima  indispensabile al normale processo digestivo. Compaiono i segni della fermentazione con gas, eruttazioni, meteorismo, ecc.. In sintesi, dopo qualche tempo i disturbi finiscono con l’essere indipendenti dal cibo e dalla natura stessa della intolleranza. Le alterazioni descritte, in realtà , sono conseguenza della risposta dell’apparato digerente a qualsiasi stimolo che turbi le sue funzioni: Persistendo nella introduzione di cibi non tollerati le alterazioni diventano croniche e la sintomatologia finisce con l’essere una malattia d’organo, senza avere più la possibilità di individuare l’alimento non tollerato.

Diagnosi

Pertanto la diagnosi di “ intolleranza alimentare” non è assolutamente una diagnosi facile e molte delle indagini di laboratorio attualmente in uso sono assolutamente inattendibili. Comunque da sole non risolvono il problema. Infatti molto spesso basta modificare per qualche giorno le abitudini alimentari e molti disturbi sembrano scomparire. Ma questo non significa che sia stato sicuramente individuato l’alimento responsabile della sintomatologia, né che i disturbi siano stati definitivamente superati. Va interpellato uno specialista che può essere un gastroenterologo o un allergologo che sappia interpretare adeguatamente il significato di queste analisi allergiche o di intolleranza, nonché  il tipo di disturbi accusati,  la loro variabilità in seguito alla introduzione di diete specifiche di eliminazione o reintroduzione usate come diete test.  Allo specialista va fornita una dettagliata analisi dei sintomi. Si consiglia di predisporre un piccolo diario che riporti i disturbi sofferti nelle ultime tre o quattro settimane. Sono elementi di notevole importanza i seguenti dati: l’ora della insorgenza dei sintomi, la durata, la variabilità, il tipo, la presenza di dolore e/o gonfiore addominale, l’eruttazione, la presenza di prurito diffuso o localizzato, la comparsa di chiazze di orticaria, anche fugaci, cioè di macchie rosse e rilevate, di grandezza variabile, pruriginose. Possono essere presenti in alcune ore della giornata (spesso al mattino) dolorabilità e gonfiore delle piccole articolazioni (mani e piedi), cefalea la mattino, crisi di astenia, oltre che naturalmente modificazioni dell’alvo intestinale: diarrea o stipsi.  .In base alla valutazione clinica emersa dalla visita e dai dati anamnestici si potrà porre una ipotesi diagnostica da confermare con prove allergologiche, dietetiche e farmacologiche. Fare a priori un esame per l’intolleranza alimentare, senza avere studiato il caso dal punto di vista clinico e senza un consiglio specialistico. è’ come rivolgersi al farmacista per avere una cura ipotensiva, avendo rilevato dai misuratori automatici presenti in farmacia una alterazione dei valori pressori arteriosi.. Il sistema “fai da te” è fortemente a rischio di danni, oltre che di insuccessi terapeutici. Nemmeno le agenzie turistiche consigliano più il viaggio “fai da te” per il divertimento, figuriamoci se questo comportamento sia idoneo per risolvere la complessità di una intolleranza alimentare.

Cosa ci deve far sospettare l’esistenza di una intolleranza alimentare?

La comparsa di disturbi digestivi in seguito alla assunzione di alimenti, il rapporto temporale frequente tra l’ora di assunzione dei cibi e tempo di comparsa dei sintomi, la prevalenza di sintomi addominali: dolorabilità, tensione addominale, meteorismo, alterazione dell’alvo, cefalea al mattino, stancabilità, ingrassamento non giustificato da una alimentazione non abbondante, sensazione di gonfiore delle mani e dei piedi, accompagnata da dolorabilità al mattino delle piccole articolazioni, prurito cutaneo esteso o localizzato alle mani ed ai piedi, episodi di orticaria fugace o persistente, ecc. deve indurre la persona ad interpellare uno specialista  Quali sono gli alimenti che maggiormente sono responsabili di intolleranze alimentari? Fra i cibi più frequentemente interessati nella intolleranza abbiamo i farinacei provenienti dalle graminacee coltivate: grano, orzo, avena, farro, mais, miglio, camut,, riso, ecc. .Da rilevare che spesso i disturbi dovuti a questi alimenti presentano una esacerbazione nei periodi primaverili della fioritura delle graminacee, inoltre spesso, nella storia di questi pazienti vi sono pollinosi primaverili precedenti da allergia alle graminacee. I disturbi sono i soliti gastrointestinali, ma prevalgono le turbe digestive con meteorismo; talvolta si associano disturbi da reflusso grastoesofageo indotti appunto dal meteorismo addominale che, nel tempo, favorisce sia l’instaurarsi di una ernia iatale, che il reflusso soprattutto nelle ore notturne.
Altro alimento che induce spesso intolleranza è il latte e precisamente le proteine del latte, in età adulta. Nella anamnesi di questi soggetti in cui si sospettano le proteine del latte come causa di intolleranza si rilevano elementi che fanno sospettare intensamente, se non addirittura diagnosi precise poste nella infanzia di allergia al latte o lattosio. In questo caso il riferimento al lattosio può essere anche una coincidenza statistica di maggior frequenza. Ma molti altri alimenti possono essere coinvolti dalla intolleranza alimentare: pomodori, legumi, arachidi, semi, ecc. Abitualmente si tratta di alimenti la cui assunzione è frequente per quella determinata persona. Contrariamente alla allergia, la intolleranza è gestita da pochi gruppi alimentari, alimenti oltretutto abituale se non giornalieri. Tutti i cibi appartenenti allo stesso gruppo possono indurre la comparsa dei sintomi, anche se i test non confermano queste positività estese. Talvolta dopo un periodo di astensione la sintomatologia scompare alla ripresa della alimentazione, ma questo o dipende dal grado di sensibilità allergica e nessuna previsione è possibile. Statisticamente si sa ad esempio che dopo diversi mesi si può riprendere l’alimentazione delle farine, ma nel tempo ci si deve aspettare la possibilità di una recidiva.

A cura del prof. Giulio Iasonna


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