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La Dieta Efficace

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Tutti cercano la dieta efficace, tutti provano le diete nuove,  ma gli insuccessi sono ancora numerosi,  soprattutto a lungo termine. Perché questo?

 E’ evidente che qualcosa non funziona.

Con queste note non intendiamo proporre una nuova formula, una dieta all’ultima moda, ma solo fare il punto sullo stato dell’arte e chiarire che oggi si possono ottenere successi stabili, purché la dieta sia messa in atto in modo appropriato, avendo tante conoscenze a nostra disposizione.                                                                               

Di conseguenza  nostri consigli non servono a quelle persone che hanno poco da perdere in peso e lo perdono facilmente e senza recidive. E’ noto che una percentuale ben definita della popolazione (nel nostro paese pari al 20% circa), geneticamente non ha problemi di accumulo di adipe; può avere al massimo un sovrappeso inferiore al 7 - 8% del peso corporeo, ha un dimagrimento facile e stabile e, soprattutto, non associa alla adiposità situazioni patologiche (anomalie ormonali, lieve ipertensione arteriosa, ipecolesterolemia, iperglicemia, acido urico elevato, ecc) . A queste persone non serve il dietista, tantomeno il medico: non hanno necessità di spendere soldi per consulti ed altro, basta una restrizione dietetica con riduzione delle calorie da assumere, calcolabile anche su ciò che è riportato nelle etichiette dei prodotti alimentari. Il concetto di calorie da controllare è attinente alle esigenze limitati di queste persone è facilmente calcolabile anche nel “fai da te”.

Il problema è completamente diverso per quelli che hanno un sovrappeso difficile, lento a rimuovere,   facilmente recidivante, arresti inspiegabili al calo di peso ancor prima di aver raggiunto il peso forma programmato, o che sono in obesità cronica o che  alla adiposità si associano alcune malattie o disturbi metabolici, quelle a cui abbiamo accennato nel capoverso precedente. A questi è indirizzata la nostra nota.

 Nella mia carriera ospedaliera, dal 1970 al 1995 e nella attività privata svolta fino ad oggi, mi sono sempre interessato di alimentazione sotto diversi aspetti. Sotto il profilo delle allergie, delle intolleranze, della tossicologia, dei metabolismi, delle adiposità, ecc.. Nel frattempo le conoscenze scientifiche si sono ampliate, ma ho osservato che quel che accadeva allora, se non si procede con professionalità, può accadere anche oggi: la dieta è inefficace o i risultati ottenuti non sono stabili.  

Con le conoscenze e le tecniche oggi applicabili, questi fallimenti si giustificano sempre meno. Perché?

Si è parlato per anni di “calorie”, ma questo concetto non soddisfa più le esigenze della moderna dietoterapia. Oggi il riferimento più appropriato va alla “dieta molecolare”. Calma, non è una nuova dieta o un best seller da consultare. E’ una nuova concezione sul valore nutritivo degli alimenti, che  tiene conto non soltanto delle calorie, ma soprattutto della composizione chimica degli alimenti, del loro indice glicemico, del carico glicemico, ecc. La “dieta lipolitica”, la “chetogenica”, la “proteica”, ecc., possono essere considerate applicazione pratica della “dieta molecolare”, in quanto queste non si basano sul valore calorico degli alimenti, ma sopratutto sulla loro composizione, preferendo, in alcune fasi la eliminazione totale dei lipidi e dei carboidrati,  a favore della quota proteica.

I risultati sono eccezionali, ma per renderli stabili bisogna sapere molte altre cose

A)               su  alcune alterazioni metaboliche in senso generale,

B)               sugli alimenti

C)              sul paziente in particolare .

A)    La “sindrome metabolica addominale” fu identificata alla fine del secolo scorso  come un insieme di  anomalie metaboliche ed ormonali che affliggono contemporaneamente lo stesso individuo. Ma studiata meglio nell’ultimo decennio, ci ha chiarito molti aspetti del sovrappeso e obesità  e sulla influenza negativa della sinergia di queste patologie associati, anche se latenti.  Nel soggetto adulto l’adiposità si accompagna  spesso ad un serie di disturbi: aumento lieve della glicemia, del colesterolo, della uricemia (se non a episodi di gotta conclamata), ad un lieve rialzo pressorio arterioso, a disturbi mestruali nelle donne, ad aumento della insulinemia con insulinoresistenza (anche in assenza di diabete), ad accumulo di grasso addominale, al picco del cortisolo al mattino, e talvolta nella anamnesi vi è una pregressa patologia cardiocircolatoria acuta. Spesso nei giovani obesi si rileva soltanto un picco anomalo dell’insulina dopo il pasto, non necessariamente legato a determinate scelte alimentari, oppure un elevato tasso di cortisolo al mattino.

 Queste conoscenze ci hanno permesso i progressi nella dietologia, ed alla luce di queste considerazioni la dietoterapia si impone sempre di più come atto medico. In questi obesi le diete studiate secondo questi criteri, oltre al calo di peso, rinormalizzano i parametri ematologici alterati ed ridimenzionano le patologie esistenti.

B)    Sugli alimenti  ricordiamo che nella composizione proteica va valutata la presenza di aminoacidi glicogenici (cioè in grado di fornire zuccheri dal loro metabolismo), l’indice glicemico ed il carico glicemico degli alimenti (cioè l’aumento della glicemia dopo l’assunzione di alcuni alimenti), la presenza di acidi grassi insaturi e la capacità chetogenica dei lipidi, la presenza di fibre solubili, molto più utili delle fibre insolubili. Le solubili bloccano l’assorbimento dei carboidrati ed abbassano l’indice glicemico degli alimenti, le insolubili sono materiale inerte idrofilo, che rende voluminoso il bolo alimentare e ne facilita lo smaltimento. Ma vanno considerate le modifiche indotte dalla conservazione, cotture, elaborazione e miscelazione degli alimenti. L’argomento è molto interessante, soprattutto per gli aspetti pratici ed organolettici delle diete, ma è da rinviare ad altra occasione perché lo spazio a disposizione è minimo.

C)    Sui pazienti vanno ricercate quelle situazioni che creano un serio ostacolo alla efficienza della dieta e sono prettamente personali. Vi è una genetica che non possiamo ignorare e riguarda sia l’obesità in se stesso, sia la resistenza insulinica, sia il diabete e ad altre alterazioni ormonali. Va ricercata la resistenza insulinica, l’iperinsulinemia, lo stress ossidativo, l’ipercolesterolemia LDL. Va indagato se il paziente è sottoposto a terapie prolungate per la pressione, il diabete, il  colesterolo, la tiroide, o terapie antinfiammatorie, corticosteroidee, ecc., perché queste situazioni aggravano lo stress ossidativo che può essere già presente per processi infiammatori in atto, per la insulinoresistenza o per lo stesso dimagrimento.

Tutto quanto è stato detto si concretizza in un programma  di dietoterapia integrata che comprende:

1)     scelte alimentari appropriate

2)     integrazioni alimentare con antiriducenti, amminoacidi e vitamine ad alte dosi

3)     eventuali terapie tradizionali

4)     igiene di vita da rispettare

5)     “rieducazione alimentare”

Questa non va intesa soltanto come  l’adattamento alla scelta dei cibi, alla preparazione dei pasti, uso delle crudità (ricche di antiossidanti e di vitamine), l’utilizzo di antiossidanti naturali (presenti nella frutta e nei vegetali) o estratti ad azione antiossidante, se le prime sono insufficienti o le esigenze sono maggiori.  La rieducazione alimentare comprende anche l’azione correttiva della dieta prescelta sulla normalizzazione dell’insulina e del cortisolo nella giornata. Equilibrio molto importante, indipendente dalla volontà del soggetto, che non si raggiunge subito e che ha bisogno di un monitoraggio continuo. Se queste anomalie tendono a riaffermarsi, esse sono il punto di partenza delle ricadute, perché capaci di ripristinare il senso immotivato della “fame” e quindi della ripresa alimentare.

Nella prima fase, tutte le diete comportano il calo del peso corporeo. Nelle fasi successive le eventuali anomalie metaboliche ed ormonali presenti riprendono il sopravvento e si riaccumula adipe. Se il programma dietetico ignora queste situazioni e non le contrasta è condannato al fallimento.

La presenza di queste patologie talvolta è tradita da livelli borderline di alcuni parametri di laboratorio, apparentemente trascurabili. Bisogna raggiungere la certezza con esami più specifici che riguardano:

_          l’insulinoresistenza o iperinsulinismo

_          lo stress ossidativo con la ricerca del potere riducente residuo o del potere ossidante plasmatico

                _         i processi infiammatori cronici (Helicobacter Pylory, allergie alimentari, esposizione ad agenti tossici, malattie autoimmunitarie, patologie croniche polmonari)

                _          l’aumento del cortisolo al mattino ed altre disormonosi (tiroide, surrene, ipofisi,  ovaie, ecc.)

In conclusione, applicando l’esperienza delle “diete  lipolitiche”, le conoscenze sulla “dieta molecolare”, sulla “sindrome metabolica addominale”, ed i tranelli che presenta questa complessa situazione metabolica ed ormonale, con  una partecipazione responsabile del cliente che è conscio di affrontare anche un valido programma altamente personalizzato di Medicina Preventiva Rigenerativa e Anti Aging, si ottengono ottimi risultati in breve tempo.

 

A cura del prof. Giulio Iasonna


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